DEBITO PARMA…PROVIAMO A PARLARNE SERIAMENTE?

DEBITO PARMA…PROVIAMO A PARLARNE SERIAMENTE?

 

Il Sindaco Pizzarotti si vanta di aver rimesso in bolla il bilancio del Comune di Parma dopo le devastazioni delle precedenti Giunte civico-poliste.

Fermo il fatto che ho sempre criticato le precedenti amministrazioni e che, pertanto, il mio giudizio nei loro confronti è fortemente negativo, vogliamo provare a vedere come stanno davvero le cose sui conti del Comune e delle società partecipate al di là della facile propaganda?

Io ci voglio provare.

Se poi la stampa se ne vorrà occupare seriamente, anziché limitarsi a consentire disinformate passerelle funzionali a ben precisi disegni nazionali (mi riferisco in particolare a La 7) ne sarò lieto.

Procediamo quindi con ordine al di là delle chiacchiere. Ovviamente la necessità di sintesi impone una analisi per grandi temi e qualche semplificazione:

BILANCIO COMUNALE SENZA LE PARTECIPATE

In realtà il bilancio comunale era sostanzialmente in ordine in quanto il Comune aveva scaricato sulle partecipate una parte dei suoi debiti, talvolta cedendo alle stesse dei beni immobili per valori esagerati in modo da incassare somme per coprire i suoi debiti trasferendo i relativi oneri sulle sue società esterne.

La risultante è stata che le partecipate sono state affogate nei debiti con sollievo del bilancio comunale.

Il vero problema del bilancio del Comune di Parma era che, per rispettare il patto di stabilità, non poteva regolarmente pagare i debiti per i diversi investimenti operati, con ciò creando difficoltà alle imprese creditrici.

Senonchè lo Stato ha poi consentito di provvedere ai pagamenti senza che ciò costituisse violazione del patto di stabilità e, pertanto, il Comune quei debiti ha potuto poi tranquillamente e doverosamente pagare.

Il merito pertanto è stato del Governo Renzi, non certo del Sindaco.

L’unico vero merito del Sindaco è stato quello di aver inizialmente nominato quale Assessore di Bilancio il dott. Gino Capelli che, con la sua credibilità quale persona competente e dabbene, è riuscito ad evitare, prima che la legge nazionale venisse emanata, un profluvio di decreti ingiuntivi che avrebbero sicuramente comportato per il Comune l’obbligo del pagamento in tempi brevi.

Basta chiedere all’Assessore Capelli se quanto sopra riportato corrisponde o meno al vero.

Altro merito, se così si può dire, è stato quello di mantenere la tassazione ai massimi livelli (così già impostata ed applicata dalla gestione commissariale) sempre urlando contro i predecessori, il che gli ha permesso di passare per il risanatore dei conti che non era e non è, per la semplice ragione che, come detto, i conti comunali non erano così drammatici.

SOCIETA’ PARTECIPATE

Qui la situazione era veramente gravissima.

Vediamo in sintesi cosa è successo:

  • SPIP: a seguito del fallimento della società il relativo debito si è azzerato.

Le lettere di patronage firmate dal Sindaco Ubaldi non vincolavano il Comune mentre il Sindaco Vignali si era rifiutato di firmare altre e più “forti” lettere di patronage.

Una delle poche cose buone di Vignali (unitamente all’aver fermato la scellerata operazione “metropolitana leggera”. Altro di buono francamente non ricordo).

  • STU PASUBIO: il Comune ha ceduto le sue azioni della società che aveva debiti che, considerando l’andamento del mercato immobiliare, erano notevolmente superiori al valore del patrimonio.

Si trattava di operazione già impostata dalla gestione commissariale.

Chi ci ha rimesso è stato l’acquirente delle azioni. Credo che l’indagine in corso confermerà quanto sopra.

Il merito del Sindaco Pizzarotti è stato solo quello di portare a compimento quanto già impostato dalla gestione commissariale. Spiace che anziché rivendicare tale merito, commentando l’indagine in corso, abbia sostanzialmente dichiarato: io con c’entro, non ci capivo nulla, ho fatto solo quello che i tecnici mi hanno detto di fare.

Insomma: è stato lo stesso Sindaco a dichiarare di non avere alcun merito.

  • STT: verità è che non è stato risparmiato proprio niente.

L’accordo di ristrutturazione del debito prevede infatti il pagamento integrale dei creditori mediante vendita di molteplici immobili con la particolarità che, qualora i proventi della vendita di tali non dovessero risultare sufficienti per pagare i debiti (e non lo saranno, del che, leggendo la sua relazione, era sostanzialmente convinto anche l’attestatore dott. Andrea Parolari), la differenza di valore verrebbe colmata vendendo le azioni IREN che mentre nel giugno 2012 valevano € 0,35, dal giugno 2013, dopo l’avvio del forno inceneritore, hanno più che quadruplicato il loro valore, visto che nonostante il deprezzamento della borsa dell’estate 2015, al 31/10/2016 in borsa venivano quotate € 1,636.

Insomma il debito delle partecipate è stato saldato (rectius sarà saldato) vendendo il patrimonio accumulato da generazioni di parmigiani.

A questo deve aggiungersi che, a seguito della vendita delle azioni IREN (in tutto od in parte si vedrà), il Comune verrà privato dei relativi dividendi che il recente piano industriale di IREN prevede siano distribuiti in maniera più corposa ed in percentuale superiore agli anni precedenti.

Si tratta di somme rilevanti che verranno meno e che potevano utilizzarsi per la spesa corrente e, pertanto, ad esempio, per abbassare le tariffe di alcuni servizi per le classi più disagiate.

Una chicca: la vendita delle azioni IREN è prevista dal 2017 in poi, il che significa che sarà la prossima amministrazione a subirne i negativi effetti sui propri bilanci. Come si vede i vizi della vecchia politica si imparano in fretta.

Il merito del Sindaco è stato quello di non aver impedito l’avvio del forno inceneritore con conseguente lievitazione del valore delle azioni IREN.

Per me questo è un merito vero e reale, ma per i suoi elettori, passati e futuri?

Ovviamente soprassediamo dagli ignoti olandesi e cinesi che avrebbero dovuto comprare il forno, smontarlo e portarlo chissà dove.

Sarò felice di confrontarmi su questi dati, al di là delle chiacchiere.

Parma, 03 novembre ’16

Associazione Millecolori

Massimo Rutigliano